DA SOGNO A REALTA’ #1

Storie di Donne che hanno cambiato la propria vita.

Manuela Morara - Parole Luminose

Questa rubrica nasce per dare voce a storie belle. Storie di donne che non si sono accontentate di una vita che non le rendeva felici di alzarsi al mattino. Perché cambiare si può, e anche oggi scopriamo come.

Silvia Ceriegi mi ha colpito.

Quando la guardi infatti, non ti capaciti che di lavoro faccia la blogger. Nell’immaginario comune, una che fa la blogger tanto per cominciare non ha un vero lavoro, e poi è tendenzialmente una ragazza molto giovane e vagamente fuori dalle righe.

Silvia invece ha un aspetto vivace ma rassicurante, perché ti dà l’idea di conoscerla da sempre, anche se magari stai parlando con le per la prima volta in vita tua.

Ed è una donna, non una ragazzina. Una donna consapevole, creativa, determinata, energica e divertente, che guadagna regolarmente con il suo blog: Trippando.

Silvia, 3 aggettivi che parlano di te:

  • Intuitiva, ambiziosa, tenace.

Sei all’interno della rubrica ‘Da sogno a Realtà’, ciò significa che stai vivendo il tuo sogno… Ma partiamo dalla tua vita precedente: chi eri ‘prima’?

  • Sono stata una ragazza con grandi sogni e tanta voglia di studiare.

Mi sono laureata in chimica industriale, immaginandomi in un futuro di donna in carriera.

Mi sono scontrata con la realtà lavorativa italiana dei primi anni duemila e ne sono uscita con le ossa rotte. Nel frattempo, ho conosciuto quello che è diventato mio marito e le mie priorità sono cambiate.

Mi sono adeguata a un lavoro mediocre pur di poter mettere su famiglia. Incinta del primo bimbo, per gioco, ho aperto il mio blog, Trippando, a cui ho dedicato cure e amore come se fosse anch’esso un figlio.

Quel blog è cresciuto tantissimo e al rientro dalla seconda gravidanza ho deciso di licenziarmi e fare la blogger a tempo pieno, era il 2017.

Oggi al blogging, alterno corsi molto pratici di formazione per aspiranti blogger e consulenze di strategia digitale per professionisti e piccole aziende. Mi considero un’imprenditrice digitale, anche se al mio paese sono semplicemente “quella (pazza) che si è licenziata dal Comune per fare la blogger”.

Cosa ti ha fatto scattare la molla del cambiamento e come hai trovato il coraggio di perseguirlo?

  • Da ragazza ho sempre pensato che se i miei avessero avuto un’attività di famiglia, mi sarebbe piaciuto lavorarci, di qualsiasi avesse trattato.

        Probabilmente, ho dentro di me un’esigenza di “lavorare per me”, fare qualcosa di mio, da    gestire e curare con tutta me stessa.

Sono stata spesso additata come insubordinabile, al lavoro.

La molla è scattata quando ho fatto 2 + 2: il blog l’ho creato io e si evolve col mio evolversi, è il mio progetto che già mi rende qualcosa. Se mi licenzio e gli dedico il tempo che merita (in realtà sto alla scrivania non più di venti ore a settimana) può diventare un lavoro.

Il mio commercialista, che è un grandissimo amico, mi ha supportato in questa tesi e il consorte non ha potuto far altro che appoggiare la mia scelta. Switch! Sono diventata una donna libera!

Raccontami: chi sei tu, adesso? Quanto il tuo lavoro parla di te?

  • Sono un’imprenditrice digitale con tante idee (dicono “ogni riccio un capriccio”, mi sa di sì!) e voglia di sperimentare (la chimica serve a qualcosa!), di mettermi in gioco, di allungare sempre un po’ il passo.

Certo, il voler crescere i figli senza supporto se non quello del babbo e dei nonni è senza dubbio penalizzante, ma non voglio che i miei figli ricevano i valori di un’altra famiglia: quando loro saranno più grandi io potrò strutturarmi maggiormente.

Intanto scrivo e viaggio (che sono le due cose che più amo fare), mi diverto (tanto), aiuto le persone che mi chiedono consulenza (essere autodidatti porta a trasmettere le proprie conoscenze in maniera molto semplice, con un linguaggio comprensibile).

Da pochissimo ho aperto un canale Youtube: è un altro piccolo passo in avanti, un altro tassello che va a integrare il mio blog e il mio lavoro.

Ho focalizzato il canale sui libri e i viaggi; non solo libri di viaggio, ma anche viaggi con i libri e libri che fanno viaggiare.

Da quasi un anno, mentre scrivevo il mio secondo libro “I caffè della libertà”, ho ripreso a leggere tantissimo, grazie ai suggerimenti della mia editor, che è un’amica carissima e preziosa.

Ho pensato che la mia esperienza di lettrice “di ritorno” potesse essere d’aiuto a molti che tengono i libri sugli scaffali. La lettura apre la mente solo se la mente è predisposta, e ispirarsi per le proprie letture a un canale leggero e trasversale al tema dei viaggi, penso possa offrire l’opportunità di diventare – o ridiventare – lettori.

Ti sei mai sentita non capita o giudicata per aver scelto un lavoro non propriamente ordinario?

  • I primi tempi che mi sono licenziata (ho avuto titoli cubitali sui giornali di cronaca locale!) mi fermava per strada anche gente che non conoscevo.

Sono state fatte illazioni di ogni genere. La più gettonata era che potevo permettermi di fare la signora perché avevo il marito ‘banchiere’. Mio marito è bancario. C’è una sottile differenza.

E comunque è lui il mio primo supporter!

Pensi che nel 2020 sia ancora possibile lavorare con un blog? Come ci si può distinguere?

  • Bisogna avere idee innovative e senz’altro una personalità che in qualche modo sia in grado di risaltare.

Vedo persone che stanno con i gomiti sulla scrivania molto più di me, ma poi sono insoddisfatte.

Occorre differenziarsi e essere anche un po’ visionari.

  • Gli ‘impiegati del blogging’ che, anziché fare i loro compitini in ufficio, li fanno per il loro blog, non possono avere vita lunga sul web.

Ci vogliono idee. Idee proprie. Copiando quelle degli altri si va poco lontani: mentre uno mi copia qualcosa che presento oggi, io sto già lavorando a un progetto per domani o per il mese o l’anno prossimo.

Se dovessi dare un consiglio alla te stessa del passato, cosa le diresti?

  • Le direi di studiare di meno, di impegnarsi di meno, di avere meno aspettative.

Ho sofferto tanto per il non essermi realizzata nel mio settore di studio. Ne ho sofferto fino a che non ho cambiato prospettiva e ho dato precedenza all’amore, che poi è diventato famiglia.

Le direi che non può sapere come andrà, e che quindi tanto vale godersi il viaggio, mettendosi comoda

Puoi trovare Silvia sul suo blog Trippando, e sul suo nuovissimo canale Youtube