EDUCARE ALL’EMOTIVITA’

Come aiutare i bambini a riconoscere e gestire le loro emozioni.

Dott.ssa Annalisa Amadesi

Come intuirete dal titolo, intendo proseguire scrivendo di emozioni, ma aprendo la “mia rubrica” anche ad un altro ambito, che spero vi interessi, che è quello dell’infanzia, della genitorialità, e del legame tra l’una e l’altra.

Mi rivolgo certamente alle mamme e  ai papà, ma non solo: anche ai futuri genitori che desiderano “mettersi avanti”, o agli educatori, agli insegnanti ed anche a tutti gli altri lettori curiosi di saperne di più.

Quando un individuo viene al mondo dispone già di una serie di emozioni innate che vivono e si accendono dentro di lui in maniera spontanea. Possiamo dire allora che l’educazione emotiva inizia fin dal primo respiro, anzi, in letteratura si trovano numerose ricerche che sostengono che già durante la gravidanza il modo in cui si sente la mamma, le parole che dice al suo bambino, il tono di voce utilizzato, la musica che ascolta, i gesti che gli dedica lasciano un segno importante nel cervello emotivo del bimbo; è ovvio che è, in realtà, dai primi mesi di vita in poi che, attraverso la relazione con le figure di riferimento, il bambino costruisce le sue competenze emotive.

Sono quindi i genitori, o chi per loro, i responsabili dell’educazione emotiva dei propri figli. Si tratta di qualcosa di molto affascinante e difficile allo stesso tempo.

Oltre ad essere una professionista, sono anche mamma di due bambini, mi ritrovo a gestire una casa, e a barcamenarmi come tutte/i voi con i numerosissimi impegni quotidiani e, spesso, nonostante le mie conoscenze riguardanti la psicologia, mi ritrovo a fare fatica, a voler dire la parola giusta al momento giusto e con la giusta tonalità ai miei figli per poi capire di non riuscirci sempre, perché troppo stanca o di fretta per esempio.

Questa parentesi per dirvi che, nonostante i suggerimenti che vi darò, tenete anche a mente che siete  esseri umani e, in quanto tali, commetterete qualche errore, non pretendete di essere perfetti, piuttosto informatevi, leggete, sperimentatevi e se talvolta sbagliate cercate semplicemente di capire il perché e di porre all’errore commesso la vostra attenzione, evitando di colpevolizzarvi troppo; fatene tesoro e consideratelo come un insegnamento per la volta successiva.

Detto ciò, cosa vi serve per aiutare i vostri figli a gestire meglio ciò che provano?

John Gottman, nel suo libro “Intelligenza emotiva per un figlio”, sostiene che la prima cosa da fare di fronte a un bambino il cui comportamento ci sembra “eccessivo” o di fronte a un forte scatto di rabbia o ad un’improvvisa tristezza è sforzarsi di immedesimarsi in lui/lei per capire che cosa può aver generato quella reazione. Un bambino molto arrabbiato magari è geloso del fratellino oppure è molto teso perché a scuola è stato escluso da qualche gioco…

Quando vi sembra di essere sintonizzati sull’emozione del bambino provate a considerare il momento critico di vostro figlio come una buona occasione per insegnargli ad auto controllarsi e a comprendere ciò che gli sta succedendo: se scoppia a piangere o lancia i giochi perché arrabbiato evitate di innervosirvi e urlare (lo so, non è facile!), ma restate tranquilli, non ignorate o minimizzate ciò che prova perché necessita di sentirsi compreso da voi per poter capire che emozioni sta vivendo.
Ora è il momento dell’ascolto empatico: mettetevi all’altezza del bambino, parlategli con calma e ascoltate i suoi stati d’animo facendogli capire che lo comprendete e soprattutto, in questa fase, evitate accuratamente critiche e soluzioni.  La tendenza di noi genitori è spesso quella di offrire subito consigli sul da farsi, quasi a “rattoppare” lo strappo, come se, noi per primi, avessimo difficoltà a sostenere la rabbia o la tristezza dei nostri figli.
Ad esempio: una mamma vede suo figlio molto triste e cupo e gli domanda che cos’ha. Il bambino dice che il giorno seguente dovrà andare alla festa di compleanno di due amici con i quali ha litigato. La mamma, istintivamente, probabilmente gli direbbe di non preoccuparsi, di parlare con loro e cercare di chiarirsi e che tutto andrà per il meglio.
Così facendo però tenderebbe a minimizzare la tristezza e la preoccupazione del figlio inviandogli un messaggio implicito del tipo “sei triste e ti stai preoccupando per una cosa che si risolve con poco!!”. Per essere empatica, la mamma in questione, dovrebbe farsi raccontare nei dettagli l’accaduto e fare domande al figlio circa quello che prova, come “Questa cosa ti preoccupa molto, giusto?”
Successivamente ricordatevi di aiutare i bambini a dare un nome alle emozioni che provano: si è visto che questo ha un effetto rasserenante sul sistema nervoso e consente di dare una veste precisa a un sentimento o a più emozioni che spesso risultano confuse, spaventose e quindi difficili da “dominare”.  Seguendo l’esempio precedente la mamma potrebbe dire “Ti capisco, anche io in quella situazione mi sarei sentita molto triste. E capisco anche perché sei preoccupato per la festa di domani”.

Infine, è importante aiutare i bambini a trovare la soluzione al problema. Sarebbe utile incoraggiare il piccolo a generare da solo qualche idea, magari inscenando un gioco di fantasia su ciò che è successo (utilizzando peluches o bambole, oppure disegnando) e chiedendogli cosa farebbe il pupazzetto per stare meglio o per far capire all’altro il suo punto di vista.  Con i bambini funzionano molto bene anche le storie: costruitene una insieme sulla base di ciò che è successo, inventandovi i personaggi e gli scenari, ma utilizzando le parole, i comportamenti e le emozioni provate dal vostro bimbo nell’episodio realmente accaduto. Chiedetegli poi di terminare la storia, e se serve aiutatelo, per far sì che il protagonista (lui/lei) possa stare meglio.

Spero che il post possa esservi utile e, anche su questo tema, aspetto le vostre domande e suggerimenti rispetto a qualche argomento che vi piacerebbe leggere riguardante i bambini e la genitorialità.

Ci sono 3 commenti

  1. letizia
    25 luglio 2017 alle 10:11

    E’ stato un post interressante! 🙂

    Rispondi
  2. Elisa
    25 luglio 2017 alle 12:46

    Molto interessante.
    Vorrei se possibile avere qualche suggerimento per una situazione che si è verificata di recente e che mi ha generato ansia. Penso che possa essere di interesse anche per altri genitori.
    Il mio bimbo di 27 mesi ha iniziato ad esprimersi abbastanza presto. Ora è già da in po’ nella fase in cui cerca di articolare piccole frasi. Ovviamente non parla perfettamente, alcune parole le dice a modo suo ma è molto vivace e loquace. Insomma desideroso di esprimersi.
    Ultimamente però ha iniziato ad avere episodi di disfluenza verbale.
    Alcuni giorni di più altri di meno. A volte in maniera molto accentuata tanto da quasi accorgersene. In tali casi si interrompe dal continuare a parlare. La cosa mi fa veramente male.
    Ho letto che è una cosa abbastanza frequente e mi sono documentata con il pediatra. Solo che c’è stato un episodio di balbuzie infantile dalla parte del mio compagno, così sono preoccupata.
    So che devo cercare di non trasmettere ansia al piccolo, che bisogna interromperlo, che non bisognz mettergli fretta…insomma che pccorre fare finta di niente. È molto difficile…Volevo sapere se ci sono altri suggerimenti fa dare a genitori in ansia per situazioni simili. Grazie mille

    Rispondi
  3. deborah.bolognesi
    31 luglio 2017 alle 8:07

    Articolo estremamente utile che ci aiuta a dare tempo ai nostri bambini e a noi per la costruzione di un bel rapporto.

    Per esprimere le emozioni spesso aiutano i libri specifici per bambini con storie, faccine e colori adatti ad ogni emozione. Sperando di essere utile mi permetto di lasciarvi un link in cui parlo di un libro che può essere utile per identificare le emozioni…

    https://happilysurviving.wordpress.com/2017/06/14/libri-per-bambini-i-top-5-del-periodo/

    Buona estate
    D

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