Terrario: un piccolo, magico ecosistema

Se ne vedono spesso sul web o nelle riviste, ma esattamente cosa sono i terrari?

Manuela Morara

Sul vocabolario la parola ‘terrario’ viene definita come ‘vasca destinata all’allevamento di rettili o anfibi’. Comunemente però chiamiamo terrario quel contenitore in vetro che vi sarà capitato di vedere su molte riviste e in diversi negozi. Al suo interno un piccolo mondo fatto di piante, sassi e altri elementi decorativi a scelta.

Trovo davvero affacinanti questi piccoli ecosistemi e il bello è che volendo potete anche farli da soli, così da inserire quello che più vi piace: ad esempio il contenitore potrebbe essere anche una vecchia zuppiera con coperchio in vetro o vasetti recuperati ai mercatini; ma anche in grandi catene come Casa e Maisons du Monde vendono contenitori da terrario con o senza piante (finte) all’interno.

foto via Casa e MdM

All interno poi potrete scegliere tra diverse piante, l’importante è che abbiamo la comune caratteristica di essere piccole e altamente resistenti all’umidità.

Su Amazon trovate di tutto, dai contenitori al muschio e relative piante, oltre che bellissimi libri che vi daranno spunti per creare pezzi assolutamente originali.

Vi lascio un paio di link in caso vogliate buttarvi su un DIY: qui e qui.

Sul sito inglese The Urban Botanist vendono spettacolari terrari di varie dimensioni, e mi è capitato di trovarli un paio di volte in offerta su Dalani, e sempre su questo sito ogni mese vedo che ci sono terrari con piante artificiali veramente ben fatti.

foto via notcot.com

Questi oggetti decorativi sono interessanti e originali e possono prestarsi anche come bellissimi centrotavola.

foto via Pinterest

Scorrendo poi la mia home di Ig, mi sono imbattuta in questo particolare e fantastico DIY di @clarahomemade: lei e il compagno hanno costruito dei lampadari-terrario. Clara mi ha spiegato che ha usato le tillandsie, che io avevo già visto in giro ma non avevo ben idea di cosa fossero e come si chiamassero; si tratta di piante piante diffuse nelle zone tropicali americani, che vengono chiamate ‘figlie del vento’ perché capaci di assorbire l’acqua e i sali minerali diffusi nell’aria. Il contenitore l’ha preso da Casashops (ce ne sono da 14 e 19 euro), poi ha dipinto il portalampada e il suo compagno ha intrecciato il filo elettrico al cordone.